Il progetto “Maison Parma” nel Burundi che calpesta i diritti umani. Ma Comune di Parma e AICS ne sono al corrente? (F. Beltrami)

Domani, 15 settembre il Comune di Parma (a guida PD) e la Fondazione Monteparma hanno organizzato il convegno “Tutto il bene del Pomodoro. Parma Bujumbura, un modello vincente di cooperazione” presso l’Auditorium di Ape Museo in via Farini.
Al convegno sarà presente una delegazione del Governo burundese composta da funzionari del partito al potere CNDD-FDD (Conseil National pour la Défense de la Démocratie – Forces de Défense de la Démocratie). La delegazione è capeggiata dal Governatore di Bujumbura Rural, il Pastore Désiré Nsengiyumva e dal sindaco di Bujumbura, il Generale Jimmy Hatungimana. Si tratta di personaggi espressi dal regime burundese che notoriamente calpesta i diritti umani.

Passarci sopra, come si sta facendo, è un grave errore. Infatti il problema principale del progetto che verrà presentato sono i partner istituzionali burundesi: ufficiali dell’esercito e dirigenti del partito CNDD-FDD, formazione militare – politica che nel 1993 scatenò una guerra civile durata 10 anni per imporre un dominio etnico denominato “HutuPower”, (potere agli Hutu) seguendo il modello del regime etnico del Ruanda responsabile del genocidio ruandese del 1994. Un milione di morti in soli 100 giorni, in maggioranza tutsi.

Il convegno ruota attorno al progetto finanziato dalla Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo AICS: “Maison Parma, il valore del territorio: la filiera del Pomodoro e lo sviluppo sostenibile” finanziato dal Comune di Parma e dalla Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo AICS, Numero protocollare del progetto: AID 12314/020.
Il progetto (dalla durata triennale) è stato approvato e finanziato dalla AICS nel 2021, come si deduce dalla scheda tecnica per un totale di 1.344.188 Euro di cui 537.675 Euro spesi nel primo anno di attività del progetto.

Partendo dalle esperienze e dalla vocazione agroalimentare del territorio parmense, i principali obiettivi di progetto sono la creazione di una filiera di coltivazione del pomodoro e la costituzione di un consorzio di trasformazione del prodotto. Il progetto dovrebbe garantire la produzione e la commercializzazione di prodotti agricoli locali di qualità, che abbiano un prezzo giunto sia per il produttore che per il consumatore, con particolare attenzione alla produzione, lavorazione agroindustriale e vendita di pomodori e prodotti derivati.

Gli enti predisposti alla sua realizzazione sono: il Comune di Parma e la ONG AVSI (Comunione e Liberazione) in partnership con enti territoriali, universitari, di ricerca, aziende e organizzazioni della società civile italiane e burundesi. Il capofila e responsabile del progetto è il Comune di Parma. La ONG AVSI partecipa marginalmente attraverso lo sviluppo dell’inclusione sociale e parità di genere nelle attività produttive di Maison Parma.

Il progetto si inserisce nell’ambito di una lunga attività di collaborazione instaurata tra il Comune di Parma e il Burundi fin dal 2004 grazie Alla Associazione Parmaalimenta , un’associazione di Parma che si occupa di azioni di sostegno dello sviluppo economico degli agricoltori burundesi, produzione agricola integrata tesa a lottare contro la malnutrizione e insufficienza alimentare, energie rinnovabili.

L’associazione Parmaalimenta è stata beneficiaria nel 2011 dei fondi necessari per costruire il Centro agroalimentare Maison Parma, ubicato nella zona nord di Bujumbura. (capitale economica del Burundi). Il centro comprende hangar per lo stoccaggio e lavorazione di riso, manioca e ortofrutta, celle frigorifere per la conservazione dell’ortofrutta, sale di formazione, punti vendita dei prodotti agricoli, terreni interni per la sperimentazione delle culture. Nella scheda di presentazione pubblicata sul sito web /progetti/maison-parma l’associazione sostiene che il centro si estende su una superficie di 7.000 metri quadrati. Non specifica se questa immensa superficie è stata acquistata o messa a disposizione dal governo burundese.

Il centro, inaugurato ufficialmente nel 2011 dal Ministro dell’Agricoltura del Burundi è stato finanziato dal una cordata di enti pubblici e realtà private italiane: Presidenza del Consiglio dei Ministri Italiano, Regione Emilia Romagna, Regione Paesi della Loira, FAO, Fondazione Cariparma, Fondazione Monte di Parma, Fondazione Prosolidar, tutti i soci di Parmaalimenta ed i sostenitori privati. Il progetto AICS si appoggerà a questo centro che da il nome anche al progetto: Maison Parma, usufruendo della infrastruttura di proprietà dell’Associazione Parmaalimenta.

Il Comune di Parma, firmatario dell’accordo quadro con la AICS e responsabile legale del progetto, ha affidato parte della realizzazione delle attività all’associazione Parmaalimenta, versando una prima tranche annuale di 2021 pari a 299.900 Euro. Versamento regolarmente notificato sul sito della associazione. L’associazione Parmaalimenta, rappresentata in loco da un burundese, si avvarrebbe della collaborazione dell’associazione burundese Mwassi e della società cooperativa Bnorea.

Nonostante il Burundi sia un piccolissimo paese nel cuore dell’Africa, esiste una ampia documentazione della sua tormentata storia dalle prime tensioni etniche e massacri degli anni Sessanta ai giorni nostri. Documentazione disponibile sia in rete che presso le sedi delle Agenzie ONU per i diritti umani, le principali organizzazioni internazionali in difesa dei diritti umani, Unione Europea.

Per capire di cosa stiamo parlando, cioè di crimini gravissimi riconducibili a un genocidio pianificato e attuato, bisogna ripercorrere la storia recente. Dopo dieci anni di guerra civile il CNDD-FDD (accusato dalle Nazioni Unite di massacri di civili, pulizie etniche e largo uso di bambini soldato) giunge al potere nel 2005 grazie agli accordi di Arusha (promossi dalla Comunità di Sant’Egidio, Stati Uniti, Nelson Mandela, Unione Europea) che prevedevano un equilibrio nelle istituzioni e nelle forze armate tra Hutu e Tutsi. Accordi che verranno subito violati dal dittatore Nkurunziza tradendo la buona fede e l’opera di pace dei mediatori internazionali e sfuggendo da ogni controllo della Comunità Internazionale e dei paesi civili e democratici.

Dal 2015 quando il Signore della Guerra e leader del CNDD-FDD tentò di accedere ad un terzo mandato presidenziale contro la Costituzione e la volontà del popolo, il Burundi diventa l’epicentro delle cronache internazionali della Regione dei Grandi Laghi. I maggiori giornali europei e italiani più informati sull’Afruca, tra i quali FarodRoma e Focus on Africa, hanno periodicamente posto all’attenzione dell’opinione pubblica le inaudite violazioni dei diritti umani, le pulizie etniche, i traffici illegali di minerali dal vicino Congo, la moderna tratta delle schiave sessuali verso i Paesi della Penisola Araba, di cui è direttamente responsabile il regime.

La feroce repressione attuata dal CNDD-FDD verso le proteste di massa della popolazione contraria al terzo mandato presidenziale di Nkurunziza in meno di un anno provoca la more di 1.200 persone, costringendo 400.000 cittadini a diventare profughi. Stime della società civile burundese parlano di quasi 10.000 vittime tra i civili.

Le sedi dei media indipendenti e delle associazioni della società civile vengono bruciate dal regime, giornalisti, oppositori politici e attivisti dei diritti umani uccisi, arrestati, torturati o costretti all’esilio. Addirittura il regime nel 2019 chiude l’ufficio dell’Alto Commissariato ONU per i Diritti Umani al fine di evitare scomode e imbarazzanti testimonianze dei crimini commessi contro la popolazione.

Nel 2016 l’Unione Europea decide il blocco degli aiuti e pesanti sanzioni a causa delle prove inconfutabili di crimini contro l’umanità. Anche la maggioranza delle ONG internazionali (escluse quelle italiane) si ritirano dal Paese, inorridite e impotenti dinnanzi alla violenza di Stato.

Il CNDD-FDD essendo privo di ogni esperienza politica per gestire un paese è diventato un amalgamo di fazioni clientelari e criminali costantemente in lotta tra loro. Nel giugno 2020 i Generali Evariste Ndayishimiye (nome di battaglia : Generale Neva) e Alain Gulaume Bunyoni vengono sospettati di aver assassinato il loro leader, Pierre Nkurunziza per prendere il potere. Il 8 giugno 2020 muore il feroce dittatore Pierre Nkurunziza in circostanze misteriose.

Dopo la presa del potere di Ndayishimiye e Bunyoni, astutamente il regime fa credere alla comunità internazionale che sia intenzionato ad aprire spazi democratici e vietare le violenze e la repressione. Le sue buone intenzioni rimangono sulla carta. Per due anni si scatena una feroce lotta per il potere tra Ndayishimiye e Bunyoni che ha letteralmente distrutto il paese.

Una lotta al momento evolutasi nel tentativo di colpo di stato attuato dal maresciallo generale Bunyoni (fallito sul nascere) e la sua destituzione avvenuta venerdì 9 settembre. Al suo posto è stato nominato il Ministro degli Interni il Generale Gervais Ndirakobuca, un psicopatico assassino che ha giocato un ruolo di primo ordine nei massacri dei manifestanti nel aprile 2015 e nella brutale repressione iniziata nel giugno 2015 che dura tutt’ora.

Per i crimini contro l’umanità commessi, i Generali Bunyoni e Ndirakobuca sono entrambi soggetti a sanzioni degli Stati Uniti e Unione Europea. Ora Bunyoni promette una rivincita facendo intendere alla possibilità di uno scontro armato tra le due fazioni del regime.

La gestione primitiva, violenta ed etnica di Pierre Nkurunziza e successivamente dei Generali Ndayishimiye, Bunyoni e Ndirakobuca ha minato la coesione del partito al potere, indebolito esercito e polizia, distrutto l’economia nazionale, aumentato i crimini contro l’umanità commessi impunemente contro la popolazione inerme, violentata, brutalizzata e terrorizzata.

Carenza di carburante, birra, zucchero, fertilizzanti chimici, esplosione dei prezzi dei beni di prima necessità, carenza cronica di elettricità e acqua potabile sono diventati mali all’ordine del giorno sopratutto a causa delle speculazioni di mercato attuate dai generali e funzionari del governo. La situazione economica del Burundi è peggiorata rispetto l’amministrazione Nkurunziza condannando il paese ad essere il più povero del mondo in assoluto.

La revoca delle sanzioni europee avvenuta nel febbraio 2021 ovviamente non ha portato progressi. Dinnanzi al caos, lotte interne e all’escalation delle violazioni dei diritti umani, l’Unione Europea (anche su consiglio di esperti ONU e delle chiese cattolica e protestanti) non ha ancora di fatto sbloccato i fondi necessari per far sopravvivere il regime. Persino il partner storico del CNDD-FDD, la Cina, rifiuta di fornire il sostegno finanziario necessario per risollevare le sorti economiche, inorridito dalla corruzione e incapacità di governare degli interlocutori burundesi.

La situazione, come era stato da noi previsto, non è certo migliorata negli ultimi due anni. L’ultimo rapporto ONU sulla situazione dei diritti umani in Burundi del 2022 evidenzia la repressione del governo rimane radicata con un aumento degli omicidi, esecuzioni extra-giudiziarie, sparizioni, detenzioni arbitrarie e torture di sospetti oppositore alla giunta militare. Il rapporto inoltre evidenzia che la magistratura non è indipendente, e che la milizia paramilitare Imbonerakure (collegata al CNDD-FDD e alle FDLR) ha aumentato il suo potere assumendo funzioni di polizia e triplicando la violenza sui cittadini.

La popolazione civile sta attuando una opposizione silenziosa pronta a sollevarsi al momento più favorevole. Stessi sentimenti e propositi sono nutriti all’interno delle forze armate.

Per comprendere la natura delle attuali istituzioni pubbliche del Burundi, occorre sapere che esse sono occupate da ex guerriglieri, generali, colonnelli e fedeli del partito CNDD-FDD che le detengono con la forza, il terrore, l’intimidazione e le esecuzioni extra-giudiziarie di decine di innocenti che osano ribellarsi o denunciare i loro crimini.

Il principale partito di opposizione CNL, subisce quotidianamente violenze e assassinii dei suoi quadri e militanti. Chi non ha la tessera CNDD-FDD non può ricoprire cariche pubbliche di rilievo. Cariche molto ambite in quanto la mentalità primitiva del partito (formatosi durante la guerra civile a suon di massacri di civili) intende l’amministrazione del Paese come un’ottima occasione per arricchirsi e depredare le già scarne risorse dello Stato e del Burundi. La maggior parte delle ONG locali sono controllate e spesso chiuse per sostituirle con finte ONG create dal regime.

La composizione della delegazione burundese invitata a Parma a presenziare il Convegno non fa eccezione. E’ composta da alti ufficiali dell’esercito (ex guerriglieri) e dirigenti fedelissimi del partito al potere.

Nella delegazione vi sono dunque nomi tristemente noti alla popolazione burundese e agli attivisti dei diritti umani e ai rappresentanti della società civile, costretti all’esilio o arrestati. E che vedono oggi i loro carnefici essere invitati d’onore del Comune di Parma. Il Generale di Brigata della Polizia Jimmy Hatungimana (Sindaco di Bujumbura ed ex carnefice della polizia ai tempi della rivolta popolare del 2015) e il dirigente di partito CNDD-FDD il Pastore protestante Désiré Nsengiyumva, Governatore di Bujumbura Rural.

Entrambi hanno partecipato attivamente alla sanguinaria repressione delle proteste popolari contro il terzo mandato di Pierre Nkurunziza del 2015 coordinando le violenze della polizia contro civili inermi in stretta collaborazione con l’ex primo ministro Maresciallo Generale Bunyoni e l’attuale primo ministro Ndirakobuca.

La collaborazione continua tutt’ora e prevede intimidazioni, arresti ed esecuzioni extra-giudiziarie di oppositori, dissidenti, giornalisti cittadini di origine tutsi, attivisti dei diritti umani, membri della società civile.

Il sindaco Hatungimana e il Governatore Nsengiyumva hanno anche giocato un ruolo di primo piano nella criminale negazione della pandemia da Covid19 decisa dal dittatore Pierre Nkurunziza che definiva la pandemia una fakenews o una malattia solo dei “bianchi”. Fino alla sua morte (giugno 2020) in Burundi era proibito segnalare qualsiasi caso di contagio e il personale medico sanitario che dava notizie di nuovi contagi Covid19 rischiava di essere arrestato per poi sparire nel nulla. La politica negazionista della pandemia fu responsabile di migliaia di morti tra la popolazione che non furono mai comunicati al OMS.

Hatungimana e Nsengiyumva sono anche accusati dalla società civile in esilio di essere implicati in diversi casi di espropriazione forzata di terre ai danni di poveri contadini in varie zone alla periferia di Bujumbura e nel governatorato di Bujumbura per avviare speculazioni edilizie.

Le terre tutt’ora vengono espropriate tramite intimidazioni e violenze fatte dalle milizie Imbonerakure mentre si assiste ad un incomprensibile immobilismo da parte della polizia, del Comune e del Governatorato di Bujumbura. Vari attori della società civile sostengono che Hatungimana e Nsengiyumva favoriscano o tollerino questi espropri violenti per favorire gli intessi dei loro superiori : il fu Nkurunziza, i Generali Ndayishimiye e Bunyoni e altri pezzi grossi del regime CNDD-FDD. Gli espropri forzati stanno seriamente danneggiando la produzione agricola e l’autosufficienza alimentare.

Secondo fonti in loco, l’associazione Parmaalimenta ha giocato un ruolo fondamentale per la cooperazione tra il Comune di Parma e le istituzioni burundesi, sicuramente in buona fede. Una collaborazione che nasce nel 2004 ma che si struttura a livello istituzionale nel maggio 2007 quando viene firmato un Accordo di Cooperazione tra i Comuni di Kinama, e Bujumbura, provincia di Bujumbura Rural ed il Comune e la Provincia di Parma e nel novembre 2008 quanto viene siglato a Strasburgo il gemellaggio fra le province di Parma e di Bujumbura Rurale.

Negli ultimi 4 anni Parmaalimenta ha usufruito di quasi 500.000 Euro di fondi erogati da vari enti pubblici italiani tra cui Provincia di Parma, Comune di Parma e Comune di Collecchio. Nel consiglio direttivo dell’Associazione Parmaalimenta vi partecipano tre funzionari pubblici: Diego Rossi (Provincia di Parma), Alessandro Tassi Carboni (Comune di Parma), William Pietralunga (Comune di Collecchio). Ora è beneficiaria e parte attiva del plurimilionario progetto della AICS.

Gli accordi di cooperazione e gemellaggio portarono oltre ad un impegno finanziario del Comune di Parma per la attività umanitarie della Associazione Parmaalimenta (partner e beneficiaria dell’attuale progetto AICS « Maison Parma ») anche al progressivo coinvolgimento finanziario di altre istituzioni pubbliche italiane, tra esse il Comune di Collecchio, la Provincia di Parma, la Regione Emilia Romagna, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, Presidenza del Consiglio dei Ministri Italiano, AICS. Finanziamenti favoriti dalla autorevolezza del Comune di Parma.

La cooperazione tra Comune e Provincia di Parma e quelli di Bujumbura è stata favorita anche dall’Ambasciatore italiano dell’Uganda (con giurisdizione in Burundi e Ruanda) Massimiliano Mazzanti in carica dall’ottobre 2019. Il silenzio adottato dalla rappresentanza diplomatica di Kampala verso le quotidiane violazioni dei diritti umani nel Paese, il sostegno di iniziative umanitarie che coinvolgono direttamente il regime, sono frutto di un drastico e incomprensibile cambiamento di politica estera verso il Burundi da parte della Farnesina avvenuto nel 2021.

Il precedente atteggiamento di presa di distanza e di condanna delle violazioni umane del regime burundese viene progressivamente sostituito in un discreto e progressiva collaborazione con il regime in prima persona. La Farnesina si giustifica affermando che le aperture attuate verso il Burundi sono in linea con quelle adottate dall’Unione Europea, ma le violazioni dei diritti umani nel paese rimangono, e ora stanno aggravandosi.

Nonostante che la UE abbia tolto le sanzioni nel febbraio 2021 non ha ancora erogato i finanziamenti a causa del persistere della violenza generalizzata e della violazione sistematica dei diritti umani. Anche i partner storici del regime: Russia e Cina sono restii a approvare sostanziali finanziamenti inorriditi dalle violenze. Si limitano ad un appoggio politico presso la Comunità Internazionale e alla vendita di armi.

Nel contesto opaco di forti tensioni, abusi di potere, violazioni dei diritti umani e crimini contro l’umanità che coinvolgono Burundi, il curriculum vitae dei partner istituzionali burundesi del progetto « Maison Parma » che saranno presenti domani al Convegno, evidenzia quanto questi partner non risultino indicati per un progetto di cooperazione finanziato da fondi pubblici che il Comune di Parma definisce « un modello vincente di cooperazione e sostenibilità ».

Dai rapporti, testimonianze e prove presentate dai giornalisti burundesi e attivisti della Società Civile, costretti all’esilio si avvince che, paradossalmente, il Sindaco e il Governatore di Bujumbura (come il resto delle istituzioni burundesi) sono sospettati di essere all’origine della insicurezza alimentare che soffre la popolazione a maggioranza hutu a causa degli espropri illegali delle terre coltivabili che sono avvenuti e che tutt’ora avvengono nel Comune e nella Provincia di Bujumbura. Con la valuta nazionale davanti cartastraccia, una inflazione alle stelle e le speculazioni commerciali del regime, la popolazione è vittima di malnutrizione cronica aggravata sopratutto nelle zone rurali e quartieri popolari di Bujumbura e delle altre principali città del Paese.

Hatungimana e Nsengiyumva, nonostante le varie accuse rivoltegli dalla società civile e dai media dell’opposizione godono di piena immunità in quanto ufficiali militari e quadri politici del regime. Nessuna indagine è stata attivata in quanto la Magistratura è sotto lo stretto controllo del CNDD-FDD. Come per il resto dei generali del regime, potranno essere sottoposti a provvedimenti giudiziari solo se le forze di opposizione politica e militare riusciranno a restaurare la Democrazia e lo Stato di Diritto in Burundi.

Considerando la natura violenta del governo burundese, l’alto grado di corruzione e i traffici illeciti in cui le istituzioni del paese sono coinvolte, per garantire l’assistenza umanitaria alla popolazione (vittima del regime) i donatori internazionali quali, Unione Europea, Agenzie ONU, USAID, Cooperazione Francese, Belga, Svizzera, nella esecuzione dei progetti evitano per la maggioranza dei casi il diretto coinvolgimento delle istituzioni, preferendo la collaborazione con ONG locali legate alla Società Civile e Chiesa Cattolica.

Nella scelta del partner locale, pongono molta attenzione in quanto il regime del CNDD-FDD ha creato varie ONG o Associazioni di comodo strettamente legate al partito che fungono in sostanza come cavallo di Troia per impossessarsi delle risorse finanziarie dei progetti umanitari.

Si rimane allibiti del fatto che la delegazione del comune di Parma, in visita ufficiale in Burundi lo scorso aprile, non abbia compreso la gravissima situazione in cui versa il paese a causa del regime né il reale volto dei suoi principali interlocutori istituzionali: Sindaco e Governatore di Bujumbura. La delegazione era composta dal ex Sindaco Federico Pizzatotti, dalla Presidentessa dei Parmaalimenta e da altri esponenti del Comune, mondo imprenditoriale e universitario di Parma.

Si rimane ancora più allibiti del fatto che il Comune di Parma non abbia interpellato prima di attivare un progetto così importante e impegnativo noti attori della Società Civile burundese tra i quali la Direttrice della Casa per l’Infanzia a Bujumbura (struttura bruciata dal regime nel 2015) La signora Marguerite Barankitse detta Maggy o il giornalista Bob Ruburika, entrambi figure stimatissime presso l’Unione Europea, il governo italiano, il PD, la Santa Sede per via della loro difesa dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di Diritto in Burundi.

Il regime ha cercato di ucciderli entrambi tra il 2015 e il 2016. Per fortuna riuscirono a rifugiarsi in Europa prima che i sicari bussassero alle loro porte. Maggy e Bob (se interpellati) avrebbero potuto spiegare al Comune di Parma e alla associazione Parmaalimenta quali crimini hanno commesso e quale politica portano avanti gli interlocutori istituzionali del progetto AICS «Maison Parma».

I partiti di opposizione (a cominciare da Fratelli d’Italia, hanno chiesto al Comune di Parma di interrompere ogni tipo di collaborazione, patrocinio e impegno di spesa in favore del progetto (e del Burundi) per quanto l’iniziativa sia mossa da lodevoli intenti di cooperazione e di solidarietà internazionale.

Fulvio Beltrami

Il progetto “Maison Parma” nel Burundi che calpesta i diritti umani. Ma Comune di Parma e AICS ne sono al corrente? (F. Beltrami) – FarodiRoma