Omissione di soccorso del papa: i tradizionalisti che abbandonano Benedetto XVI

Andrea Cionci

Storico dell’arte, giornalista e scrittore, si occupa di storia, archeologia e religione. Cultore di opera lirica, ideatore del metodo “Mimerito” sperimentato dal Miur e promotore del progetto di risonanza internazionale “Plinio”, è stato reporter dall’Afghanistan e dall’Himalaya. Ha appena pubblicato il romanzo “Eugénie” (Bibliotheka). Ricercatore del bello, del sano e del vero – per quanto scomodi – vive una relazione complicata con l’Italia che ama alla follia sebbene, non di rado, gli spezzi il cuore

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E’ doloroso scrivere quanto segue, ma purtroppo, “i fatti sono cose ostinate”. L’inchiesta condotta su Libero, ormai ricca di oltre 350 articoli in due anni, condensata nel libro “Codice Ratzinger” (Byoblu ed.) ha messo in luce un panorama sconvolgente. Benedetto XVI non è abdicatario, ma impedito, questo fa sì che egli conservi il Munus petrino, l’investitura di origine divina cui è legata, in ottica di fede, l’assistenza dello Spirito Santo riservata al pontefice. Ne segue che il conclave 2013, convocato a papa non abdicatario, ma impedito, era nullo e ha eletto un antipapa, Bergoglio che, peraltro, sta smantellando la dottrina cattolica. Se il prossimo conclave comprenderà dei cardinali elettori nominati dall’antipapa, ne sortirà un altro antipapa e la Chiesa canonica visibile sarà FINITA per illegittima successione antipapale: la vera Chiesa di Cristo dovrà rinascere dalle catacombe, ripartendo dal nulla come nei primi secoli del Cristianesimo.

Ora, tale inchiesta, che affonda le proprie radici su studi precedenti e sulle testimonianze di ben TRE VESCOVI (Lenga, Gracida, Negri), non è solo descritta a livello canonico con l’apporto di docenti universitari, ma è illustrata in lungo e in largo con la spiegazione logica di decine di messaggi di papa Benedetto, il cosiddetto Codice Ratzinger, un sistema di comunicazione logico, ma velato, individuato da 30 specialisti QUI  obbligato dallo status di impedimento, che CONFERMA la situazione canonica descritta.

Questi, in breve, i risultati della più grande, approfondita e interdisciplinare inchiesta che sia mai stata realizzata sulle dimissioni di papa Benedetto e sul suo linguaggio.

NON CI CREDETE? Non importa. E’ perfettamente lecito essere scettici su un panorama di tale sconvolgente gravità. Potete anche pensare che lo scrivente non sia un giornalista di normale e onorata carriera che scrive da quasi vent’anni sui principali giornali nazionali, ma un imbecille-immorale-pazzo-diabolico-speculatore, secondo i “titoli cruscanti” che gli sono stati attribuiti. In ogni caso, la questione, vera o falsa che sia, NON PUÒ ESSERE IGNORATA per la natura stessa del problema che solleva.

Infatti, se qualcuno vi dicesse che vostro padre, o vostro figlio è all’ospedale, o è stato rapito, voi stessi non fareste almeno una telefonata per sincerarvi? Con quale coscienza potreste ignorare l’allarme su una cosa del genere, vera o falsa che sia? Potreste farlo solo se foste dei figli degeneri, interessati alla dipartita dell’odiato genitore, magari per ereditare.

Nella fattispecie, oggi “Codice Ratzinger” non è esattamente l’ultimo dei libercoli: ha venduto 12.000 copie in sei mesi,  è stato tradotto in inglese e spagnolo, è tra i dieci saggi bestseller in Italia, presentato su spontanea iniziativa dei cittadini in 10 città italiane, (il 27 sarà a Catania, il 3 a Pordenone e il 4 a Bologna). La sua tesi è stata confermata dal più noto avvocato italiano, da un magistrato antimafia ex sottosegretario alla Giustizia, da filosofi QUI , canonisti, docenti universitari, giornalisti e intellettuali italiani e stranieri di chiara fama, da decine di specialisti. Non l’ha smentita nemmeno papa Benedetto scrivendo all’autore QUI  nel 2021, né tantomeno dopo aver ricevuto il libro, lo scorso luglio.

Eppure, sarebbero bastati solo i primi due o tre messaggi inquietanti di Benedetto XVI e i primi dubbi giuridici sulla Declaratio per far scattare DOVEROSAMENTE in allarme rosso i veri cattolici e l’alto clero.

Quindi, chiunque si professi cattolico (non parliamo dei pro-Bergoglio) e non prende in ATTENTA, SERISSIMA  E APPROFONDITA CONSIDERAZIONE quanto ricostruito, senza opporre una spiegazione alternativa, si rende oggettivamente colpevole di omissione di soccorso del romano pontefice, complicità con l’usurpazione e co-artefice della fine della chiesa canonica visibile.

Peraltro, anche se lo scrivente avesse torto e il vero papa fosse Bergoglio, costoro non difenderebbero nemmeno il vero papa Francesco dallo scandalo: quindi sono due volte gravemente inadempienti.

Questo non è un gioco: lo scrivente, dopo aver perso del lavoro e aver messo gratuitamente a disposizione del pubblico 350 articoli e l’intera inchiesta ordinata in 60 capitoli su Byoblu, da quasi tre anni, sta rispettosamente e cordialmente interpellando intellettuali cattolici e membri dell’alto clero, ma tutti fanno finta di niente, oppure insultano gratuitamente, assumono snobistici atteggiamenti di superiorità o si trincerano in frettolosi grammelot canonici o in un disonorevole mutismo passivo-aggressivo, rifiutando qualsiasi onesto confronto. Se gli ecclesiastici possono essere – in minuscola parte – giustificati dall’essere a rischio sanzione canonica (invalida) da parte dell’antipapa, i liberi intellettuali non hanno alcuna giustificazione.

Dobbiamo quindi doverosamente elencare – per i posteri – coloro che si sono finora sottratti alla doverosa, ineludibile verifica di uno scenario scrupolosamente documentato e suffragato da autorevoli intellettuali, dove emerge un atroce abuso ai danni del Vicario di Gesù Cristo che può segnare per sempre la fine della Chiesa cattolica visibile e un grave rischio per la nostra sovranità nazionale. (Chiunque di loro fosse interessato, riceverà gratuitamente il volume).

Procediamo con ordine.

Mons. Carlo Maria Viganò, arcivescovo. E’ stato raggiunto direttamente da almeno cento articoli dello scrivente, oltre che dal libro. Destinatario di una lettera aperta QUI , messo al centro di diversi, rispettosi articoli, ha rifiutato di rispondere. Pur dopo aver fatto delle aperture alla possibilità che le dimissioni di papa Benedetto potessero essere “provvidenzialmente” invalide, è ritornato sui suoi passi, attribuendo al “monstrum giuridico” (totalmente travisato) del papato emerito la responsabilità di aver posto sul trono petrino un papa esecutore dell’agenda dei poteri forti. QUI  Questo atteggiamento ha configurato una strategia politica finalizzata all’autopromozione come prossimo papa (antipapa, in quanto nominato da un conclave invalido) QUI  . Nessuno dei suoi lo ha difeso o ha smentito.

Mons. Athanasius Schneider, vescovo: haesattamente i principali messaggi in Codice Ratzinger rifiutato in modo categorico anche solo di esaminare l’inchiesta e non ha risposto a questa lettera aperta QUI Afferma che il male peggiore per la Chiesa è non avere il papa, anche se ha definito Bergoglio non-cattolico.

Don Tullio Rotondo: non ha mai letto Codice Ratzinger e continua a caricare video sul suo canale per screditare aggressivamente l’autore, dandogli del “falsario” e dell’”incompetente”, presentando come “prove” i principali messaggi in codice Ratzinger già ampiamente studiati e rifiutando – in modo tetragono e ostinato – di comprendere la ratio del sistema comunicativo del Papa impedito. Peraltro, continua a sostenere che il canone 332.2 non imponga la rinuncia al munus petrino, oltre ogni evidenza: “Si contingat ut Romanus Pontifex MUNERI suo renuntiet”.

Don Curzio Nitoglia, per almeno 25 anni sedevacantista, avendo considerato tutti i papi illegittimi da Pio XII, oggi che esiste davvero un papa illegittimo, ne è tra i più strenui legittimisti. Difende Bergoglio con l’ardita teoria del “papa diavolo” QUI  , tratta dall’Iscariota apostolo-diavolo  trascurando il fatto che il papa non è il successore di Giuda, ma di San Pietro. Non ha mai contestato Codice Ratzinger, nonostante gli sia stato inviato da un lettore.

Don Alfredo Morselli: ha ricevuto in dono dallo scrivente il volume Codice Ratzinger, lo ha letto, ma senza  minimamente contestarlo, si è limitato a citare un parere nemmeno suo, ma di un tale Bunga Banyangumuka QUI  il quale cassa l’intera questione dicendo che Benedetto XVI ha chiamato “Santità” Francesco. In risposta alla delusione espressagli, ha messo in guardia lo scrivente sul destino della sua anima. 

Dott. Riccardo Cascioli, direttore de La Nuova Bussola Quotidiana: aggiornato per due anni su tutti gli articoli dell’inchiesta, interpellato pubblicamente e cordialmente QUI ha rifiutato di rispondere agli interrogativi posti e non ha nemmeno scaricato il pdf dell’inchiesta che era stato inviato alla Redazione. 

Piergiorgio Seveso di Radio Spada: sedevacantista, continua a oltraggiare papa Benedetto, definendolo “neomodernista, baia del pattume” e a dileggiare l’inchiesta senza entrare nel merito. QUI 

Prof. Roberto de Mattei, direttore di Corrispondenza romana: accenna a non meglio specificate “teorie cospirative esposte in maniera superficiale e talvolta fantasiosa, che fanno presa sulle emozioni, più che sulla ragione, che conquistano chi, con un atto di fede, ha già deciso di credere all’inverosimile”. Il tutto ben guardandosi non solo dall’indicare le teorie, ma anche dal contestarle. Attualmente ha proposto come grande novità un libro sulla arcinota Mafia di San Gallo dagli accenti screditanti verso papa Benedetto. Anche lui considera del tutto legittimo Francesco nonostante i “gravissimi errori” dando degli idolatri a chi, in base a questi, ne denuncia l’illegittimità. Evidentemente non ha colto che la questione della legittimità di Bergoglio è canonica, anni luce prima di essere teologica. 

Dott. Aldo Maria Valli, vaticanista: ha rifiutato di rispondere a due lettere aperte QUI e QUI giustificandosi col dire QUI  che papa Benedetto ha rinunciato al suo pontificato (mai detto). A nulla è valso fargli notare che il papa ha rinunciato al ministero-ministerium, che lo manda in sede impedita, e non al ministero-munus che lo avrebbe fatto abdicare.

Prof. Massimo Viglione: anche lui ha rifiutato di rispondere alle due lettere aperte di cui sopra e ad ogni offerta di cordiale confronto. In compenso, pubblica post misteriosi: “Maggiore è il successo di riscontro mediatico, minore è la profondità intellettiva e l’aderenza alla verità di quello che si trasmette”. A chi si riferisce? 

Prof. Giovanni Zenone, editore di Fede & Cultura: ha attaccato in modo gratuito e offensivo Codice Ratzinger senza minimamente argomentare nel merito. QUI  Pur avendo ricevuto in dono il libro, ha equivocato pensando che gli chiedessimo una recensione e continua a ostentare una caricaturale aria di superiorità definendo il “Codice Ratzinger “cretinate” e i giornalisti “la feccia del mondo delle lettere”. Peraltro, pur disprezzando ferocemente don Minutella, sostenitore di Benedetto XVI unico papa, ha pubblicato un libro di don Enrico Roncaglia, il quale sostiene esattamente le stesse cose di don Minutella e celebra una cum papa Benedicto.

Sig.ra Dorotea Lancellotti, catechista: dopo aver definito il metodo dello scrivente, “falso perverso e diabolico”, si  è rifiutata di argomentare le sue contestazioni, pur dopo che gli era stato gentilmente offerto lo spazio dello scrivente. QUI 

Ora, a parte i sedevacantisti e coloro che hanno dei limiti oggettivi nella comprensione della questione, il sospetto legittimo sugli altri pur valenti intellettuali ed ecclesiastici è che stiano tentando un gioco nient’affatto limpido, una manovra di tipo squisitamente politico nel più assoluto spregio per l’aspetto sacro dell’ufficio papale: andare a un prossimo conclave invalido per cercare di far eleggere anche dai falsi cardinali di nomina bergogliana un tradizionalista che diverrebbe comunque antipapa, privo del Munus petrino  e della correlata “divina disposizione”, come recita l’art. 53 della costituzione Universi Dominici Gregis.

Infatti, per ovvio buon senso, se si trattasse di persone sinceramente fedeli al papa, devote alla Chiesa e alla verità, di fronte alla questione posta dall’inchiesta “Codice Ratzinger” dovrebbero dimostrare tutt’altro atteggiamento:

1) interessamento massimo alla questione,

2) approccio costruttivamente critico e puntuale, sia sull’aspetto canonico che su quello comunicativo,

3) discussione aperta e collaborativa, coinvolgimento consultivo di canonisti esterni alla Chiesa,

4) capacità di superamento del proprio ego, o dei propri interessi, per il bene della Chiesa,

5) eventuale respingimento della questione solo dopo puntualissima e completa contestazione sia sull’aspetto canonico, che su quello linguistico-comunicativo,

6) eventuale difesa del legittimo papa Francesco contro le dilaganti tesi dello scrivente.

Ripetiamo: tutto questo dovrebbe avvenire a prescindere del fatto che il papa sia o meno impedito, dato che la sola vaga prospettiva, la sola remota possibilità è talmente grave da imporre o una sua completa cassazione, o totale accettazione. O il papa è Benedetto, o è Francesco. “Tu es Petrus”. Lo vuole il buon senso, no? E se è Benedetto è un grosso, grosso problema da risolvere. 

Peraltro, la cosa più surreale è che molti di loro, nonostante attacchino ferocemente Francesco, anche in modo irrispettoso (sul blog di Valli gli hanno dato perfino dello “psicopatico”) adesso giustificano le sue eresie con teorie come quella del “papa diavolo” o con quella del “dottore privato” (papa che, a livello personale, potrebbe dire ciò che vuole) mentre sono inflessibilmente severi sulle posizioni blandamente progressiste di Joseph Ratzinger a 25 ANNI, quando era prete da 3 e non era nemmeno monsignore! Capite il paradosso?

Infine, va eliminata anche l’ultima illusione sul fatto che alcuni dei sopra-citati stiano, in realtà, segretamente e saggiamente perseguendo una strategia in favore di papa Benedetto. Infatti, lo stesso Sommo Pontefice impedito sta intensificando fino al parossismo i suoi interventi, ormai più neanche in codice, ma palesi, come quando ha indicato qualche settimana fa che “la risposta è nel Libro di Geremia”, dove – guarda caso –  c’è scritto a caratteri di scatola: “IO SONO IMPEDITO”.    QUI  Oppure quando Mons. Gaenswein ha respinto come “pura menzogna” il contenuto della lettera dove si dice che papa Benedetto celebra in comunione con Francesco. QUI 

Il Vicario di Cristo Benedetto XVI grida la verità, oggi più che mai, ma costoro hanno altri progetti e tramano nell’ombra. Laicamente parlando, renderanno conto alla storia, alla loro Nazione, messa in pericolo da un oscuro potentato mondialista che cova nel suo seno. In ottica di fede, meglio stendere un velo.

Ed ora sapete come risponderanno (sempre se risponderanno)? Che l’autore di “Codice Ratzinger” vuole “costringerli a fare pubblicità al suo libro”.

Omissione di soccorso del papa: i tradizionalisti che abbandonano Benedetto XVI